Il Paese dei Giganti

Uno spettacolo liberamente ispirato all’opera di Renè Magritte esponente del movimento surrealista.

Il paese dei Giganti nasce come spettacolo di strada ma nello spazio teatrale ha trovato la massima espressione della sconfinata poetica magrittiana. In uno spazio ristretto, il tempo si ferma e liquefa, e ci si trova in un sogno.

Il racconto si sviluppa attraverso due tracce:

Oggetti dalle insolite dimensioni appartenenti al mondo gigantesco magrittiano, sfidano l’immaginazione e proiettano lo spettatore in un mondo surreale e quello dei piccoli visitatori liberi leggeri che si relazionano al gigante stanco decadente e incatenato in un mondo nel quale gigante non è sempre sinonimo di grandeza.

Un mondo alla rovescia stravolto nelle prospettive e nelle superfici dove tutto diventa possibile.

La mente vaga senza attraversando, il teatro dell’assurdo e dell’impossibile, stravolgendo la struttura teatrale convenzionale, la dilata, la sovradimensiona mentre gli attori vorticosamente si vestono di paradosso, logica irrazionale e sogno lucido, inseguendo nuove estensioni immaginative.

Le convenzioni si rompono e si restituisce piena libertà al sogno.

Il Paese dei Giganti è solo un’apparizione, visibile.

“Le “cose” non hanno fra loro una somiglianza, ma hanno o non hanno similitudini. Solo il pensiero può essere somigliante. Il pensiero somiglia essendo quello che vede, intende o conosce, esso diventa ciò che il mondo gli offre. La somiglianza non appartiene che al pensiero: essa assomiglia diventando il mondo, che si manifesta invisibilmente (idee, sentimenti, sensazioni) e visibilmente (persone, cieli, montagne, mobili, solidi, scritte, immagini).

E’ così che noi vediamo il mondo, lo vediamo all’esterno di noi stessi e tuttavia non ne abbiamo che una rappresentazione dentro di noi.”

(Renè Magritte)